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Messe festive nella Valle del Chiese
SABATO E VIGILIE
ore 18.00 Baitoni,  Brione, Por
ore 20.00  Bersone, Cimego,
Lodrone 


DOMENICHE E FESTE
ore 9.00  Castel Condino, Daone
ore 9.30  
Darzo
ore 10.30   Creto
ore 11.00 
Bndone
ore 18.00  Agrone, Prezzo
ore 20.00  Condino, Praso, Storo
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ORARI SANTE MESSE
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Parrocchie della Valle del Chiese - Diocesi di Trento
 
 

 

 
 
 
 
Tutela Minori
 
È attivo il Servizio diocesano per la tutela dei minori con un duplice obiettivo: promuovere in Diocesi misure adeguate di prevenzione in relazione ad abusi sessuali e violenze; accogliere segnalazioni di casi verificatisi nell’ambito della Chiesa trentina e all’interno di associazioni e gruppi ecclesiali, impegnati per e con i minori, con un’attenzione particolare anche agli adulti vulnerabili.
Il Centro di Ascolto risponde al nuovo numero telefonico, 349/23.72.946 (il numero di telefono è stato cambiato il 28/10/2020) e all'indirizzo mail tutelaminori@diocesitn.it. L'indirizzo postale è: Servizio Tutela Minori, piazza Fiera 2 – 38122 TRENTO.
 

 

Sagre e Messe in montagna
 
Lutto nella Chiesa trentina
La Parola di don Luigi
Sagre e Messe in montagna: fede, natura e comunità

Con l'inizio della stagione estiva tornano gli appuntamenti con le tradizionali Messe in montagna, momenti che uniscono spiritualità, natura e condivisione. Tra il silenzio delle vette e la bellezza del paesaggio alpino, fedeli, famiglie, escursionisti e visitatori si ritrovano all'aria aperta per vivere un'esperienza di preghiera e riflessione.

Le celebrazioni offrono l'opportunità di riscoprire i valori del raccoglimento, della solidarietà e del rispetto per il creato. Le montagne, con la loro imponenza e tranquillità, fanno da cornice a un appuntamento che coniuga fede e tradizione, rafforzando il legame con il territorio.

Le iniziative sono realizzate grazie alla collaborazione tra le parrocchie e le associazioni locali, che ogni anno mettono in campo impegno e partecipazione per valorizzare il patrimonio umano, culturale e ambientale delle comunità alpine.

Le Messe in montagna rappresentano un invito a trascorrere momenti di fede, amicizia e serenità immersi nella straordinaria bellezza della natura.

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Morto  improvvisamente don Carlo Crepaz,
parroco delle Val Rendena avevi 61 anni

Grave lutto per la Chiesa di Trento: è morto improvvisamente martedì  23 giugno, , all’età di 61 anni don Carlo Crepaz, parroco della Val Rendena. Don Carlo è stato colto da malore mentre era in bicicletta tra Pinzolo e Carisolo. A nulla sono valsi i pur immediati tentativi di soccorso.

Nato a Canazei il 1° gennaio 1965, don Carlo era stato ordinato sacerdote a Trento il 26 giugno 1990. Dopo i primi anni come vicario parrocchiale a Pergine dal 1990 al 1996, aveva vissuto una significativa esperienza missionaria in Ciad dal 1996 al 2008. Un periodo che aveva segnato profondamente il suo cammino umano e sacerdotale.
Rientrato in Trentino, dal 2008 fino al 2017 fu parroco in Val di Fiemme a Carano, Daiano e Varena, riunite poi nel 2016 nell’Unità pastorale “S. Maria del cammino” insieme a Capriana, Casatta, Castello di Fiemme, Cavalese (di cui fu decano), Molina di Fiemme e Montalbiano, con il ruolo di delegato vescovile per la Zona pastorale di Fiemme e Fassa (2016-2017). Dal 2009 al 2017 fu inoltre amministratore parrocchiale di San Lugano, nella diocesi di Bolzano-Bressanone.
Dal 2017 al 2023 fu parroco in alta Val di Non di tre Unità pastorali: “S. Maria” (Amblar, Cavareno, Don, Ronzone, Ruffrè e Sarnonico), “Santi Martiri anauniesi” (Dambel, Malgolo, Romeno e Salter) e “Gesù Risorto” (Castelfondo, Dovena, Fondo, Malosco e Tret).
Nel 2023 era stato nominato parroco in in Val Rendena dell’Unità pastorale “Sopracqua, Maria Madre della Misericordia” (comprendente le comunità di Pinzolo, Carisolo e Giustino), insieme alle parrocchie di Bocenago, Caderzone, Javrè, Pelugo, Spiazzo, Strembo, Vigo/Daré e Villa Rendena.
La Diocesi si stringe nella preghiera attorno ai familiari di don Carlo (in particolare l’anziana madre e la sorella) e alle comunità da lui seguite, duramente colpite dalla sua improvvisa scomparsa.

Accompagniamo don Carlo 

Partecipazione al lutto delle Parrocchie della Valle del Chiese
Papa Leone  e il rifiuto della guerra
Il pontificato di Papa Leone XIV si distingue per una posizione estremamente ferma contro ogni forma di conflitto armato. Al centro del suo magistero emerge un’idea di pace radicale, che non si limita a condannare la guerra, ma tende a superare anche la tradizionale dottrina della “guerra giusta”, a lungo presente nella riflessione morale della Chiesa.

Nel corso dei suoi interventi più recenti, il Papa ha espresso con grande chiarezza la necessità di fermare ogni escalation di violenza, richiamando i responsabili politici e militari alle loro responsabilità. Le sue parole sottolineano il rischio che i conflitti contemporanei possano degenerare in tragedie irreparabili, con conseguenze devastanti soprattutto per le popolazioni civili.

Uno degli elementi più innovativi del suo pensiero è proprio il superamento dell’idea che una guerra possa essere moralmente giustificata. Secondo Leone XIV, le condizioni storiche attuali – segnate da armamenti sempre più distruttivi e da conflitti complessi – rendono ormai inaccettabile qualsiasi tentativo di legittimare la violenza come strumento di soluzione. La guerra, in questa prospettiva, non è mai una vera risposta, ma rappresenta sempre una sconfitta dell’umanità.

Fondamentale è anche il richiamo al messaggio evangelico. Il Papa insiste sul fatto che Dio non può essere invocato per giustificare la violenza e che l’esempio di Gesù indica una via diversa: quella della non violenza, del dialogo e del perdono. In questa luce, la fede non deve essere utilizzata per dividere o alimentare conflitti, ma per costruire ponti tra le persone e i popoli.

Accanto alla condanna della guerra, Leone XIV propone una visione positiva della pace. Essa non è soltanto assenza di conflitto, ma un impegno attivo che coinvolge tutti: leader politici, istituzioni e cittadini. La pace si costruisce attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e la volontà di incontrare l’altro senza cercare di dominarlo.

Un ruolo importante è attribuito anche all’educazione. I credenti sono chiamati a diventare operatori di pace nella vita quotidiana, contribuendo a diffondere una cultura fondata sulla giustizia, sulla solidarietà e sulla responsabilità condivisa.
Fuochi Eucaristici
Non più la mia parrocchia, ma la nostra comunità”

Nel giorno della Solennità del Corpus Domini, giovedì 4 giugno 2026, l’arcivescovo Lauro Tisi consegna alla Chiesa di Trento la nota pastorale “Verso i Fuochi Eucaristici”, un documento che intende accompagnare le comunità cristiane della Diocesi in un passaggio significativo di conversione pastorale, legato alla vita eucaristica, alla riorganizzazione delle celebrazioni domenicali e al cammino di unificazione degli enti parrocchiali.

Il testo nasce dalla consapevolezza che il tempo attuale, segnato da cambiamenti rapidi, dalla diminuzione dei presbiteri e dalla trasformazione della pratica religiosa, chiede alle comunità cristiane di abitare la realtà con creatività, speranza e responsabilità. Non si tratta, sottolinea l’Arcivescovo anche alla luce dell’esperienza della Visita pastorale, di una semplice operazione organizzativa, ma di un percorso spirituale ed ecclesiale: ritrovare nell’Eucaristia il cuore della vita comunitaria e lasciarsi plasmare da essa.

Fuoco Eucaristico, per celebrazioni più partecipate

Il Fuoco Eucaristico viene definito come il convergere di più comunità cristiane limitrofe in un’unica celebrazione domenicale o festiva. L’obiettivo non è impoverire la vita delle parrocchie, ma qualificare il momento celebrativo, rendendolo più partecipato, curato e capace di valorizzare le diverse ministerialità: cori, lettori, ministri della comunione, ministranti, sacristi, volontari e laici corresponsabili.

“L’Eucaristia rimane al centro della vita delle comunità, che si radunano da più parti attorno a un’unica mensa”, scrive don Lauro. Da qui l’invito a superare una visione frammentata o localistica della vita parrocchiale: “Non più ‘la mia parrocchia’, ma ‘la nostra comunità’”.

Testo integrale della nota pastorale
Commento al Vangelo di domenica 28 giugno

Degno
“…non è degno di me…”
Quando Dio chiama, l’uomo si sente inadeguato e a volte pure indegno di tale missione, come Abramo e Mosè, Isaia e Giovanni Battista, Maria e Paolo …
Dio non è mai andato alla ricerca dei più bravi, potenti o sapienti.
Eppure il Signore parte da queste povertà umane, per compiere i suoi disegni.
Il sentirsi indegni non è tanto una situazione morale, ma vitale: chi sono io per rispondere alla chiamata del Signore?
Il pericolo opposto è di chi non solo si sente degno, ma pure si propone o si sente all’altezza, spesso giudicando o ritenendosi degli altri.
Prendere coscienza delle proprie fragilità e povertà è il primo passo per iniziare un cammino di conversione e di risposta alla propria vocazione.
Tutto si distingue fra umiltà e superbia: l’umiltà non porta a sottovalutarsi ma a responsabilizzarsi, la superbia invece porta a sopravvalutarsi e vantarsi.
La stima di sé è cosa buona e giusta, il vanto invece accieca.
Non siamo noi, con le nostre azioni che possiamo renderci degni, ma è sempre il Signore che ci fa degni di lui con la sua misericordia.
Il Figliol prodigo si sente indegno di essere considerato ancora come un figlio, ma è proprio in questa sua indegnità che il padre gli va incontro, Dio non ci ama nonostante i nostri peccati, ma per i nostri peccati.
Giovanni Battista non si sente degno nemmeno di legare i lacci dei sandali di Gesù, eppure Gesù lo definisce “Il più grande fra i nati di donna”.
La Maddalena capovolge la sua indegnità con la penitenza.
Pietro per tre volte rinnega Gesù e poi piange amaramente, ma Gesù non lo rimprovera bensì gli chiede per tre volte se lo ama.
Giuda non si sente più degno per quello che ha fatto, ma lo sbaglio più grande è stato di non sentirsi più degno dell’amore di Dio.
Quando noi non ci sentiamo degni del Signore, lui sempre è degno di noi.