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Messe festive nella Valle del Chiese
SABATO E VIGILIE
ore 17.00 Baitoni
ore 18.00 Brione, Por
ore 18.30 Lodrone
ore 20.00 Bersone, Cimego
DOMENICHE E FESTE
ore 9.00 Castel Condino, Daone
ore 9.30 Bondone
ore 10.30 Condino, Creto
ore 11.00 Darzo
ore 18.00 Agrone, Prezzo
ore 18.30 Storo
ore 20.00 Praso
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ORARI SANTE MESSE
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Un pasto al giorno
Grazie di cuore a tutte e tutti voi per aver scelto di partecipare a Un Pasto al Giorno!
Il tempo che avete dedicato, l'impegno che ci avete messo, le persone che avete incontrato hanno creato un bellissimo movimento di solidarietà che arriverà lontano, dove c'è più bisogno. Come alla Casa della Gioventù e al Centro Arco Íris in Brasile, dove ogni giorno ci impegniamo per garantire un pasto a bambini e ragazzi svantaggiati. Da loro arriva il nostro grazie: grazie per esserci stati, per aver dato voce a chi non ce l'ha, per averci messo il cuore.
E grazie a chi continuerà ad esserci anche nelle prossime settimane, negli altri banchetti di Un Pasto al Giorno!
Preparazione al sacramento del Matrimonio
San Francesco in Trentino
La Parola di don Luigi

Zona pastorale delle Giudicarie
Calendario dei percorsi di preparazione al matrimonio
TIONE
2, 9, 16, 23 e 30 ottobre - 6, 13, 20 e 27 novembre 2026
Gli incontri avranno luogo il venerdì presso l’Oratorio di Tione alle ore 20.30
Equipe animatrice: Giorgia e Luca (349-5896844) - Alberto e Maura - don Celestino Riz (347-2463221)
GIUDICARIE ESTERIORI
9, 16, 23 e 30 gennaio - 6, 13, 20 e 27 febbraio
6 marzo 2027
Gli incontri avranno luogo il sabato presso l’Oratorio di Ponte Arche alle ore 20.30
Equipe animatrice: Lucilla e Carlo - Michela e Mauro - Alessia e Silvano - don Sergio Nicolli (335-6774735) - don Gianni Poli (389-7875914)
VALLE DEL CHIESE
2, 9, 16, 23 e 30 aprile - 7, 14, 21 e 28 maggio 2027
Gli incontri avranno luogo il venerdì presso l’Oratorio di Condino alle ore 20.30
Equipe animatrice: Elisa e Fabio - Alessia e Matteo - Caterina e Andrea - Roberta e Giuseppe
don Sergio Nicolli (335-6774735) - don Luigi Mezzi (339-4610698)
Per informazioni e iscrizioni rivolgersi al proprio parroco e ritirare l’opuscolo in chiesa
A ottocento anni dalla sua morte, San Francesco continua a mettersi in cammino. Questa volta attraverso un segno concreto e particolarmente evocativo della sua vita: le sue calzature, che dal 10 ottobre al 17 novembre 2026 saranno al centro della “Peregrinatio Reliquiae” promossa dall’Ordine Francescano Secolare del Trentino Alto Adige.
L’iniziativa si inserisce nell’VIII Centenario della morte (“Transito”) di san Francesco, aperto nel segno delle parole di Papa Leone XIV, che nella Lettera ai Ministri Generali della Conferenza della Famiglia Francescana ha ricordato come Francesco, ancora oggi, “continua a parlare. Non perché offra soluzioni tecniche, ma perché la sua vita indica la sorgente autentica della pace”.
Un compagno di strada
La Peregrinatio coinvolgerà le fraternità francescane secolari e, attraverso di esse, numerose parrocchie e comunità del territorio. Non vuole essere soltanto l’occasione per accostarsi a una reliquia, ma soprattutto un tempo di preghiera e di ascolto, vissuto – nelle intenzioni dei promotori – “nella sobrietà del pellegrino”, lasciandosi accompagnare da un testimone che continua a provocare il cammino dei cristiani.
È significativo che la reliquia scelta per questo itinerario siano proprio le calzature di san Francesco. Il Santo di Assisi camminò infatti per gran parte della vita a piedi nudi; le calzature gli furono donate quando, dopo aver ricevuto le stimmate, le ferite resero più difficile il suo andare.
Il testo del Sacro Convento che accompagna la reliquia ne restituisce con efficacia il significato: quel cuoio non rappresenta una rinuncia alla povertà, ma custodisce il segno delle ferite e racconta di un Francesco che, anche nel dolore, non smette di camminare verso gli altri. Per questo, a ottocento anni dalla morte, le sue calzature tornano simbolicamente in strada, come invito a rimettersi in cammino.
La domanda consegnata a chi si accosta alla reliquia è semplice e insieme impegnativa: “Verso chi, oggi, il Vangelo mi sta mandando?”. Un interrogativo che trasforma la Peregrinatio da semplice memoria del passato in una provocazione per il presente. ...
Il cammino prenderà il via il 10 ottobre

“Ascolto che cura, comunità che ricostruisce” è il tema della VI Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa, che ricorre mercoledì 18 novembre 2026. In vista di questa ricorrenza, l’Arcidiocesi di Trento – attraverso il proprio Servizio Tutela Minori – promuove una veglia di preghiera lunedì 16 novembre, alle ore 20, nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Trento, presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi.
Un momento di preghiera e riflessione che si fa vicinanza alle persone che hanno subito abusi in ambito ecclesiale, per riconoscerne la sofferenza e ribadire la necessità di un impegno condiviso, affinché la Chiesa sia sempre più un luogo sicuro, capace di ascolto, accoglienza e tutela, in particolare nei confronti dei minori e delle persone vulnerabili.
Il tema scelto per la Giornata nazionale sottolinea il valore dell’ascolto come primo passo per riconoscere le ferite e accompagnare percorsi di ricostruzione della fiducia. Una responsabilità che interpella l’intera comunità ecclesiale, chiamata a non distogliere lo sguardo dalle sofferenze provocate dagli abusi, ma a promuovere una cultura della prevenzione, della trasparenza e della cura.
“Ho osservato, ho udito, conosco”: il richiamo biblico alla cura
A fare da filo conduttore sono anche le parole tratte dal libro dell’Esodo (3,7): “Ho osservato, ho udito, conosco”, richiamate nella locandina della veglia. Parole che raccontano un Dio attento al dolore del suo popolo e invitano la comunità cristiana a farsi carico, con responsabilità e sensibilità, della sofferenza di chi è stato ferito.
L’immagine che accompagna l’iniziativa, realizzata da Luisa Abbiati, raffigura in primo piano un adulto e un bambino, mentre sullo sfondo una comunità si tiene per mano. Un richiamo visivo al bisogno di relazioni capaci di proteggere e sostenere, perché nessuno sia lasciato solo di fronte alle proprie ferite.
Non più la mia parrocchia, ma la nostra comunità”
Nel giorno della Solennità del Corpus Domini, giovedì 4 giugno 2026, l’arcivescovo Lauro Tisi consegna alla Chiesa di Trento la nota pastorale “Verso i Fuochi Eucaristici”, un documento che intende accompagnare le comunità cristiane della Diocesi in un passaggio significativo di conversione pastorale, legato alla vita eucaristica, alla riorganizzazione delle celebrazioni domenicali e al cammino di unificazione degli enti parrocchiali.
Il testo nasce dalla consapevolezza che il tempo attuale, segnato da cambiamenti rapidi, dalla diminuzione dei presbiteri e dalla trasformazione della pratica religiosa, chiede alle comunità cristiane di abitare la realtà con creatività, speranza e responsabilità. Non si tratta, sottolinea l’Arcivescovo anche alla luce dell’esperienza della Visita pastorale, di una semplice operazione organizzativa, ma di un percorso spirituale ed ecclesiale: ritrovare nell’Eucaristia il cuore della vita comunitaria e lasciarsi plasmare da essa.
Fuoco Eucaristico, per celebrazioni più partecipate
Il Fuoco Eucaristico viene definito come il convergere di più comunità cristiane limitrofe in un’unica celebrazione domenicale o festiva. L’obiettivo non è impoverire la vita delle parrocchie, ma qualificare il momento celebrativo, rendendolo più partecipato, curato e capace di valorizzare le diverse ministerialità: cori, lettori, ministri della comunione, ministranti, sacristi, volontari e laici corresponsabili.
“L’Eucaristia rimane al centro della vita delle comunità, che si radunano da più parti attorno a un’unica mensa”, scrive don Lauro. Da qui l’invito a superare una visione frammentata o localistica della vita parrocchiale: “Non più ‘la mia parrocchia’, ma ‘la nostra comunità’”.
Testo integrale della nota pastorale
Commento al Vangelo di domenica 1° novenvre
Chiamata
“…saranno chiamati figli di Dio…”
Dio chiama ogni uomo, senza mai annullare la sua libertà.
Lo chiama nella sua condizione concreta, per elevarlo con la sua grazia.
Ognuno sente, a suo modo, una chiamata, diversa da tutte le altre.
In ogni chiamata c’è una proposta, un impegno, una missione da compiere, per uscire, per andare; l’uomo rimane se stesso solo quando è capace di cambiare.
La prima chiamata di Dio fu rivolta ad Adamo, e in lui a tutti: “Adamo, dove sei?”; poi Abramo, Mosè, Isaia, Maria, i Discepoli
Ogni chiamata presuppone la presenza di Dio e la disponibilità dell’uomo.
La chiamata comune per tutti è alla santità, ognuno nel suo modo di viverla.
Chiamati per nome, non per merito o per abilità, né per numero o per gruppo.
La prima chiamata che abbiamo ricevuto è stata alla vita, senza alcuna nostra presa di coscienza: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto”.
La chiamata ci precede perché c’è sempre qualcuno che prende l’iniziativa prima e per noi, ci accompagna perché sentirsi chiamati per nome ci fa capire la nostra identità e ci proietta nel futuro perché ci dà un compito, una missione.
Ogni chiamata presuppone una revisione dei nostri programmi, a volte anche del nostro modo di vivere.
L’uomo non è in grado di rispondere quando è distratto.
Chiamando l’uomo, il Signore non s’impone, non pretende, non urla, non minaccia né recrimina, ma salva.
Entrando nel mondo, Cristo dice al Padre: “Tu non hai voluto né sacrifici né offerte, un corpo invece mi hai preparato. Allora io ho detto: Ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”.
Dio spesso si serve della voce di altre persone, della loro vita, del loro esempio.
L’ultima chiamata, definitiva e totalizzante, avviene nella morte, “dalla quale nessun uomo vivente può scappare”, per la vita eterna.