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Messe festive nella Valle del Chiese
SABATO E VIGILIE
ore 18.00 Baitoni, Brione, Por
ore 20.00 Bersone, Cimego,
Lodrone
DOMENICHE E FESTE
ore 9.00 Castel Condino, Daone
ore 9.30 Darzo
ore 10.30 Creto
ore 11.00 Bndone
ore 18.00 Agrone, Prezzo
ore 20.00 Condino, Praso, Storo
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ORARI SANTE MESSE
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Con gli occhi di Dio
"Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate"
Preghiera di Adorazione per nuovi Sacerdoti
Uniti nella preghiera per le vocazioni, siamo invitati giovedì 2 luglio alle ore 20.30 alla Preghiera di Adorazione Eucaristica, presieduta dal Vescovo Lauro, nella chiesa di Vigo Rendena, per chiedere al Signore il dono di nuovi sacerdoti.
La partecipazione di tutti sarà un prezioso segno di comunione e di speranza.
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Libretto Adorazione Eucarisica
Sagre e Messe in montagna
Saluto a don Carlo Crepaz
La Parola di don Luigi

Sagre e Messe in montagna: fede, natura e comunità
Con l'inizio della stagione estiva tornano gli appuntamenti con le tradizionali Messe in montagna, momenti che uniscono spiritualità, natura e condivisione. Tra il silenzio delle vette e la bellezza del paesaggio alpino, fedeli, famiglie, escursionisti e visitatori si ritrovano all'aria aperta per vivere un'esperienza di preghiera e riflessione.
Le celebrazioni offrono l'opportunità di riscoprire i valori del raccoglimento, della solidarietà e del rispetto per il creato. Le montagne, con la loro imponenza e tranquillità, fanno da cornice a un appuntamento che coniuga fede e tradizione, rafforzando il legame con il territorio.
Le iniziative sono realizzate grazie alla collaborazione tra le parrocchie e le associazioni locali, che ogni anno mettono in campo impegno e partecipazione per valorizzare il patrimonio umano, culturale e ambientale delle comunità alpine.
Le Messe in montagna rappresentano un invito a trascorrere momenti di fede, amicizia e serenità immersi nella straordinaria bellezza della natura.
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La chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Canazei al limitare della Val di Fassa, la stessa in cui sessantun anni fa aveva ricevuto il Battesimo, non è riuscita a contenere il dolore e l’affetto per don Carlo Crepaz, il parroco della Val Rendena morto improvvisamente mentre percorreva in bicicletta la ciclabile della valle.
Attorno alla mamma Cesarina, alla sorella Luciana e ai familiari si è stretta nel pomeriggio di oggi, giovedì 25 giugno, l’intera Chiesa trentina. A presiedere le esequie, l’arcivescovo Lauro Tisi, affiancato dal vescovo emerito missionario Mariano Manzana, che aveva più volte raggiunto don Carlo durante i suoi dodici anni di missione in Ciad. Insieme ai compagni di ordinazione di don Crepaz , hanno concelebrato una sessantina di preti, segno della profonda fraternità che il sacerdote aveva saputo costruire nel presbiterio.
Tra i banchi gremiti spiccavano le divise dei Vigili del Fuoco volontari, della banda comunale e del gruppo folk di Canazei, mentre il coro parrocchiale, accompagnato dalle chitarre – lo strumento tanto amato da don Carlo fin da ragazzo – ha accompagnato la liturgia....
Partecipazione al lutto delle Parrocchie della Valle del Chiese

Il pontificato di Papa Leone XIV si distingue per una posizione estremamente ferma contro ogni forma di conflitto armato. Al centro del suo magistero emerge un’idea di pace radicale, che non si limita a condannare la guerra, ma tende a superare anche la tradizionale dottrina della “guerra giusta”, a lungo presente nella riflessione morale della Chiesa.
Nel corso dei suoi interventi più recenti, il Papa ha espresso con grande chiarezza la necessità di fermare ogni escalation di violenza, richiamando i responsabili politici e militari alle loro responsabilità. Le sue parole sottolineano il rischio che i conflitti contemporanei possano degenerare in tragedie irreparabili, con conseguenze devastanti soprattutto per le popolazioni civili.
Uno degli elementi più innovativi del suo pensiero è proprio il superamento dell’idea che una guerra possa essere moralmente giustificata. Secondo Leone XIV, le condizioni storiche attuali – segnate da armamenti sempre più distruttivi e da conflitti complessi – rendono ormai inaccettabile qualsiasi tentativo di legittimare la violenza come strumento di soluzione. La guerra, in questa prospettiva, non è mai una vera risposta, ma rappresenta sempre una sconfitta dell’umanità.
Fondamentale è anche il richiamo al messaggio evangelico. Il Papa insiste sul fatto che Dio non può essere invocato per giustificare la violenza e che l’esempio di Gesù indica una via diversa: quella della non violenza, del dialogo e del perdono. In questa luce, la fede non deve essere utilizzata per dividere o alimentare conflitti, ma per costruire ponti tra le persone e i popoli.
Accanto alla condanna della guerra, Leone XIV propone una visione positiva della pace. Essa non è soltanto assenza di conflitto, ma un impegno attivo che coinvolge tutti: leader politici, istituzioni e cittadini. La pace si costruisce attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e la volontà di incontrare l’altro senza cercare di dominarlo.
Un ruolo importante è attribuito anche all’educazione. I credenti sono chiamati a diventare operatori di pace nella vita quotidiana, contribuendo a diffondere una cultura fondata sulla giustizia, sulla solidarietà e sulla responsabilità condivisa.
Non più la mia parrocchia, ma la nostra comunità”
Nel giorno della Solennità del Corpus Domini, giovedì 4 giugno 2026, l’arcivescovo Lauro Tisi consegna alla Chiesa di Trento la nota pastorale “Verso i Fuochi Eucaristici”, un documento che intende accompagnare le comunità cristiane della Diocesi in un passaggio significativo di conversione pastorale, legato alla vita eucaristica, alla riorganizzazione delle celebrazioni domenicali e al cammino di unificazione degli enti parrocchiali.
Il testo nasce dalla consapevolezza che il tempo attuale, segnato da cambiamenti rapidi, dalla diminuzione dei presbiteri e dalla trasformazione della pratica religiosa, chiede alle comunità cristiane di abitare la realtà con creatività, speranza e responsabilità. Non si tratta, sottolinea l’Arcivescovo anche alla luce dell’esperienza della Visita pastorale, di una semplice operazione organizzativa, ma di un percorso spirituale ed ecclesiale: ritrovare nell’Eucaristia il cuore della vita comunitaria e lasciarsi plasmare da essa.
Fuoco Eucaristico, per celebrazioni più partecipate
Il Fuoco Eucaristico viene definito come il convergere di più comunità cristiane limitrofe in un’unica celebrazione domenicale o festiva. L’obiettivo non è impoverire la vita delle parrocchie, ma qualificare il momento celebrativo, rendendolo più partecipato, curato e capace di valorizzare le diverse ministerialità: cori, lettori, ministri della comunione, ministranti, sacristi, volontari e laici corresponsabili.
“L’Eucaristia rimane al centro della vita delle comunità, che si radunano da più parti attorno a un’unica mensa”, scrive don Lauro. Da qui l’invito a superare una visione frammentata o localistica della vita parrocchiale: “Non più ‘la mia parrocchia’, ma ‘la nostra comunità’”.
Testo integrale della nota pastorale
Commento al Vangelo di domenica 28 giugno
Degno
“…non è degno di me”
Quando Dio chiama, l’uomo si sente inadeguato e a volte pure indegno di tale missione, come Abramo e Mosè, Isaia e Giovanni Battista, Maria e Paolo
Dio non è mai andato alla ricerca dei più bravi, potenti o sapienti.
Eppure il Signore parte da queste povertà umane, per compiere i suoi disegni.
Il sentirsi indegni non è tanto una situazione morale, ma vitale: chi sono io per rispondere alla chiamata del Signore?
Il pericolo opposto è di chi non solo si sente degno, ma pure si propone o si sente all’altezza, spesso giudicando o ritenendosi degli altri.
Prendere coscienza delle proprie fragilità e povertà è il primo passo per iniziare un cammino di conversione e di risposta alla propria vocazione.
Tutto si distingue fra umiltà e superbia: l’umiltà non porta a sottovalutarsi ma a responsabilizzarsi, la superbia invece porta a sopravvalutarsi e vantarsi.
La stima di sé è cosa buona e giusta, il vanto invece accieca.
Non siamo noi, con le nostre azioni che possiamo renderci degni, ma è sempre il Signore che ci fa degni di lui con la sua misericordia.
Il Figliol prodigo si sente indegno di essere considerato ancora come un figlio, ma è proprio in questa sua indegnità che il padre gli va incontro, Dio non ci ama nonostante i nostri peccati, ma per i nostri peccati.
Giovanni Battista non si sente degno nemmeno di legare i lacci dei sandali di Gesù, eppure Gesù lo definisce “Il più grande fra i nati di donna”.
La Maddalena capovolge la sua indegnità con la penitenza.
Pietro per tre volte rinnega Gesù e poi piange amaramente, ma Gesù non lo rimprovera bensì gli chiede per tre volte se lo ama.
Giuda non si sente più degno per quello che ha fatto, ma lo sbaglio più grande è stato di non sentirsi più degno dell’amore di Dio.
Quando noi non ci sentiamo degni del Signore, lui sempre è degno di noi.
